Helen Fioretti

In esposizione permanente e vendita le ceramiche di Helen Fioretti

Opere Raku e Kintsugi

Helen Fioretti, psicologa e psicoterapeuta, da anni si occupa di arte in ceramica e di arte-terapia. Nel 2018 ha aperto un showroom laboratorio dove impartisce corsi di ceramica. Ha partecipato a numerose mostre e organizzato collettive multidisciplinari che hanno coinvolto numerosi artisti.

Il raku

L’invenzione della tecnica raku è attribuita a un artigiano coreano del XVI secolo che sviluppò la fabbricazione delle ciotole per la cerimonia del tè. In seguito il raku venne acquisito dal Giappone divenendo uno dei simboli della cultura Zen.

In Giappone le ceramiche raku sono molto quotate e ricercate, molte di queste sono delle vere e proprie opere d’arte e possono essere ammirate in musei e collezioni private.
Per la famosa cerimonia del tè ciò che veniva assaporato, oltre al tè stesso, era il bordo della tazza e la sua gradevole irregolarità al labbro, che rendeva unico ogni singolo sorso.
L’irregolarità dell’oggetto raku è una delle sue caratteristiche fondamentali, nonché la particolarità del colore dai riflessi cangianti.
L’oggetto, per acquisire tali caratteristiche viene estratto incandescente, a una temperatura di circa 1000°, e sottoposto a uno shock termico in quanto viene subito immerso in un recipiente pieno di truciolato di legno e foglie secche o carta; il contatto con questi materiali provoca l’accensione di fiamme che donano le tipiche colorazioni cangianti e i riflessi metallici. Tale processo si chiama riduzione.
La colorazione nera è dovuta a una riduzione totale mentre a seconda della quantità di ossigeno rimasta il colore varia su una scala di grigi o marroni.
La caratteristica peculiare di questa procedura è che ogni oggetto resta irripetibile, la sua forma e il suo colore risultano spesso anarchici e inaspettati.

Kintsugi

Kintsugi letteralmente significa riempire con l’oro.
È una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di un metallo liquido per saldare assieme i frammenti di ceramica, solitamente con polvere oro o argento.

Questa pratica nasce dell’idea che dall’imperfezione di una ferita possa ricomporsi una forma ancora maggiore di perfezione estetica.
In effetti, frammenti di unicità formano l’intreccio casuale di bellissimi solchi e crepe che rendono il vaso unico nel suo genere.
La rottura voluta dell’oggetto porta con sé una nuova interessante visione in quanto rappresentazione della vita nel suo susseguirsi di rottura e rinnovata integrità.
L’oggetto, come l’uomo spezzato dall’esistenza, si ristruttura in una dimensione nuova grazie a una tensione di tratti venosi che ridonano forza e resilienza alla rinnovata forma.