Ovvero, le porte del mare (Pàgine)

A kid writes the time, a man wants to fold the horizon; in the meantime, revolutionary events destabilize the kingdom. This book has been defined by the critic “a fable type of novel”, and is the one in which the style of Fiorentini starts to emerge.

Lisabianca terminò di leggere e guardò quel lembo di mare che ogni volta toglieva il fiato. Era così bello stare lì a guardare. Fu proprio da quel pezzo di natura inquieta che un giorno ormai lontano si era materializzata la figura emblematica di un giovane che le portava un plico senza pronunciare parola. Il giovane sapeva chi era lei e lei sapeva cosa voleva il giovane. Hernando, il suo Hernando era lontano, eppure le era vicino e quel giovane portava in mano una lunga lettera e mille carezze sospirate alle nuvole nel silenzio della solitudine. E così successe altre volte ancora, ogni volta che dal mare le veniva incontro il suo sogno segreto. Una, due, tre… mille lettere. Tutte fatte di braccia e carezze. Tutte sospiri e desideri.

Io parlo jazz (Pàgine)

A poet with a passion for jazz who, not being able to play any instrument, speaks as if he was improvising in a jam session. On Fridays, he goes to the Jam&Jazz, where, under the photos of Milt and Oscar, music notes like bunches of grapes rain on the customers. A novel inspired by jazz moods, in which a handful of dazed characters finds the light.

Io parlo Jazz is also a theatrical piece (here with English subtitles)

Ma ormai di strada se ne era fatta tanta ed era tutta strada sbagliata. Del resto la vita è fatta a modo suo e a poco serve ribellarsi ai suoi capricci. Basterebbe forse vivere un po’ più alla giornata per essere felici? Chissà! La vita è un giullare, un buffone di corte che si traveste da uomo serio. A volte una presa in giro. E forse tutti, belli e brutti, buoni e cattivi si sono ritrovati al valico, al confine tra giorno prima e giorno dopo scoprendo che, una volta valicato, non cambia niente. E si sono ritrovati sempre e comunque in mezzo al prima e al dopo. E questo è il momento più duro, il momento di decisione. Non si sa che c’è dopo, ma ci si deve comunque andare verso questo dopo. E non è mai quello che vuoi anche se quando il dopo di prima diventa il prima di un altro dopo, ti accorgi che nulla è cambiato. Ma qualunque cosa tu faccia non puoi più tornare indietro e non puoi rifare le stupidaggini che hai fatto prima e che ora sono solo ricordi. E si nasce, poi si muore. Quello è il vero rebus. Prima di nascere, non sei e non sai. E dopo la morte non sei e non sai. Se ne raccontano tante di castronerie su quel prima e quel dopo che neanche ci si deve sforzare ad immaginare qualcosa di originale. Non che sia scomodo, anzi. Direi quasi che la vita alla fine diventa inespressiva come un pagliaccio poco divertente o un comico che non fa ridere… E a volte ti sembra una puttana che non scopa, un topo che non rosica il formaggio, un uragano senza vento, un cielo senza blu. Poi, d’improvviso, un bel giorno si sveglia e… Caspita! Com’è bella!

 

But by now we had come a long way, and it was all in the wrong direction. After all life is as it is and rebelling to its whims is of little use. Would it be enough take it as it comes to be happy? Who knows! Life is a joker, a court jester who dresses up as a serious man. Sometimes a mockery. And everybody, pretty and plain, good and bad, healthy and cripple, have found themselves at the crossing, the border between the day before and the day after, to realize that, once you crossed it, nothing changes. And found themselves, always and in any case, right between before and after. This is the hardest moment, the moment of decision. No one knows what is there after, but we must go towards this after anyway. It’s never what you want even though, when the after of before becomes the before of another after, you realize nothing has changed. But no matter what you do, you cannot go back and you can’t do again the stupid things you did before and that now are just memories. We are born, and then we die. This is the real puzzle. Before you are born, you are not and you do not know. After you die, you are not and you do not know. So many nonsenses are told about before and after, that we do not even have to make any effort of imagination. It is not an inconvenient, quite the contrary. I would say that life in the end becomes expressionless like an unfunny clown or a comedian that does not make you laugh … and at time is seems a whore that doesn’t fuck, a mouse that doesn’t nibble at cheese, a hurricane with no wind, a sky without the blue. Then, suddenly, one day it wakes up and … gee! How beautiful it is!

Il faro di Bighlise (Fermenti)

Lively, creative, adventurous and suggestive novel in which, between a laughter here and a laughter there, the vicissitudes of a group of friends that go to the lighthouse to listen to the enigmatic speeches of the old guardian are explored. An ironic and bizarre novel that unveil our everyday absurdities.

Cominciò così, senza alcuna premeditazione. Sapevo del faro e del guardiano, un vecchio solitario che si era ricucito una fama da santone. Sapevo anche che una schiera di fanatici si riuniva periodicamente davanti al faro per ascoltare l’indecifrabile messaggio del vecchio che, a detta di qualche conoscente di vecchia data, era fatto di equilibrismi enigmatici e di allusioni mistiche che nessuno capiva. Il faro era stato costruito qualche decennio prima su uno spuntone di roccia a strapiombo sul mare e suggeriva storie e leggende che si perdevano nella notte dei tempi, raccontando di pirati, di belle principesse rapite, di giovani streghe torturate, di sovrani e di rivoluzionari fuggiti da chissà quale complotto antico, doloroso e silenzioso, che li voleva tutti riuniti lì, pigri fantasmi dell’immaginario collettivo, preso a raccontare la sua storia di onde, vento e fragore marino, nient’altro che natura millenaria dove un architetto fantasioso aveva incastonato un faro inutile perché le imbarcazioni non avevano motivi per passare di lì.

La stella e la sua luce (Il Filo)

A disoriented young man, a surly professor, a retired circus acrobat and an underpaid production assistant form a commando that has a mission: to sabotage the reality show in which they participate by putting culture into it. The plan is found out and the four end up in jail. Thirty years later, all reality shows are only cultural, and a new commando has the mission of putting life into culture. An exhilarating novel that plays around contemporary absurdities of life and all of its representations.

Mettiamola così: a un certo punto la vita si trasforma in migliaia di scintille, di semi, di gocce d’acqua… e si sparge in tutto quello che la circonda o che l’ha circondata, si miscela con altre scintille, si amalgama con altre forme nuove e in costante evoluzione. Ed è proprio la coscienza, la paura, il rispetto della morte che attizzano il fuoco, fecondano il seme, assorbono l’acqua… Non farsi sfuggire queste scintille ed essere per esse terreno fertile: questo è vivere pienamente! La morte, caro Avanzo, è trasformazione della vita. Questa si perpetua disperdendosi. Ciò che perdura oltre il tempo sono i sogni. Non è una questione di estensione o di apertura della coscienza. La coscienza è un fatto puramente umano. E da morti non si è umani, semmai anima. Per cui, sebbene non possa garantirle che dopo la morte esista uno stato di coscienza comunque esso sia, di sicuro posso dirle che dopo la morte c’è solo vita. Questo non lo dimentichi mai! La saluto. Germanio Lo Sfriso

Il misterioso caso di Via Delia da Gilal-Gulta (Città del sole)

A tax agent, Cipriani, is involved in a mysterious investigation that concerns Delia da Gilal-Gulta road, insignificant place of an insignificant city, where everybody knows everything about everybody else, while hiding a mystery of his or her own. An intricate plot of a detective story and a comedy filled with intrigues, misdemeanours, false leads and many other ingredients that make this story a funny metaphysical crime novel that highlights the most grotesque aspects of our lives.

Via Delia da Gilal-Gulta era una strada insignificante e sporca, dove scorrazzavano autobus rumorosi e giovani imberbi sfreccia-vano in motorino facendosi belli davanti a liceali accalcate pres-so i negozi di prodotti di bellezza. Macchine e camion frigorife-ri in doppia fila ingolfavano noncuranti il traffico e la maleduca-zione si concentrava in quelle poche centinaia di metri di strada. Ma anche la vita ci si concentrava, un grumo di vita in una gran-de città dove i palazzoni imponenti, appesantiti da quasi cin-quant’anni di particolato, smog e polveri sottili, sembravano bur-larsi della piccola e colorata umanità che animava i marciapiedi. Il bar all’angolo e le molte botteghe alimentavano un tramestio ininterrotto di andirivieni senza senso: avanti e indietro, poi due passi, una sosta, altri due passi, e via, dietro l’angolo, dove via Delia da Gilal-Gulta sfumava in un vialone alberato. La gente, esplodendo da quel budello rumoroso, trovava sollievo disperdendosi nello spazio sconfinato di un vialone che, grazie a qual-che alberello tisico, appariva come un’infinita prateria.

Captaloona (Kairòs)

Between 20X- and 20X+, the city of Captaloona is the scenario of epochal events and, between mystery and science fiction, the novel narrates them as they unfold in a surreal (and for that reason even more real) climate. A mail carrier, a “call centre addiction” sufferer, a call centre operator that has mirror-phobia but has a gorgeous voice and an important architect, go to Captaloona where they discover the extreme horrors of the worst urban development, as well as the everyday heroes. Captaloona is a compelling digression between utopia and reality.

Potevamo cominciare anche in un altro modo perché ora tutti gli altri personaggi potrebbero sembrare secondari ed è insensato raccontare una storia quando già se ne conosce la fine, ma la sfida di ogni scrittore è di incuriosire per la storia più che per l’epilogo. Bene, quindi al lavoro, occorre ben delineare il ruolo dei personaggi e dare il giusto valore a ciascuno di loro, cose a cui lo scrittore è abituato: una pennellata di alterigia qui, un tocco di presunzione là, un pizzico di allegria sopra, due gocce di buon senso sotto… insomma, ecco un personaggio. Certo, per essere ben delineato manca ancora molto, ma c’è una verità inconfutabile che dobbiamo tener presente quando si parla della razza umana: in ognuno di noi c’è tutto. Ciò che si esterna è solo la parte di questo tutto, che vogliamo esporre. Una parte è dormiente perché non gli si dà valore, un’altra è immagazzinata in un antro intimo perché temiamo che diventi il nostro Minotauro, un’altra è solo un fluttuare continuo di essere a latere, proprio sul punto di manifestarsi, un limite da varcare che non viene varcato… e poi si manifesta a metà perché ci pensa il pudore a nasconderla: manie, vizi, deviazioni, pazzia… ed è così che ci presentiamo al mondo: parziali!

Piricotinali col ruspetto - e altre storie dementi (Blanco)

Collection of surreal, crazy and exhilarating short novels. They go from the two old ladies that in a supermarket look for food with impossible names, to the journalist that, after corrupting functionaries of all levels, gets an appointment for the interview of the century. From the electronic gadgets enthusiast, who tests a time machine without reading the instructions first, to the alien that wants to participate to a literature contest. An inventory of absurdities that, in any case, are not so absurd. You laugh as you think.

Quando mi svegliai, trovai un biglietto sul tavolino da notte: Vado via per un po’, ci ritroviamo tra qualche giorno. Coscienza. Da non credere. Calligrafia infantile, penna che macchia, sembrava scritto da un bambino delle elementari. Eppure io avevo cinquant’anni. E poi ero solo, mia moglie era in vacanza. Chi poteva aver scritto quella roba, forse ero sonnambulo? Ma no, stavo ancora dormicchiando e quel biglietto era un residuo di sogno. Su, alziamoci e finiamola con queste farneticazioni. Mi alzai ed andai in bagno. L’acqua fredda in faccia e poi il caffè amaro mi avrebbero ridato lucidità. Mi preparai per cominciare la giornata e, quando mi chinai per rifare il letto, notai che quel biglietto era ancora lì, non era un sogno, era lì a dirmi che la coscienza, ancora bambina forse perché io non l’avevo mai fatta crescere, era andata a farsi un giro e mi aveva lasciato solo. Che poi io con o senza coscienza, dato il limitato uso che ritenevo di farne, mi pensassi uguale, quello era un discorso da grandi, da adulti, non da bambini, quindi non avrei potuto farlo con quella mia propaggine che ora se la spassava senza di me. Ma come sarebbe andata in giro? Avrebbe fatto l’autostop? E chi si sarebbe caricato in macchina una coscienza così giovane, così poco usata come la mia? Bah! Affari suoi. Piuttosto c’era da pensare a cosa avrei fatto io, ora che non avevo la coscienza.

Fermata del bus (Alter ego)

Exhilarating and yet contemplative novel developed as a diary, following the rhythm of the days of the week. The narrator is an ordinary man that has all of the negative characteristics of contemporary ordinary men. He has a job, a wife, a lover, a car. However, his car is at the repair shop, so he has to take a bus. The bus stop is where he is forced to share his space and time with everyday people, and where meta-literature and metaphysics get together, destabilizing his ego. An hypertrophic and dilated “I”, narrates his life with a style that approaches theatre plays.

LUNEDÌ

Maledico il giorno in cui ho distrutto la mia SW sbattendo contro un albero. Ora la mia belva blu riposa dal carrozziere, quel maledetto platano è ancora lì, e io sono qui, ad attendere il bus. E poi piove, l’ombrello ha un’asticella rotta, le scarpe e la ventiquattrore sono bagnate e sembro un accattone. C’è un balcone a pochi metri, spingo un bambino che con il suo zaino occupa due posti e sono al riparo, lo zaino si bagnasse pure con tutti i suoi libri, tanto il proprietario è destinato a fare il muratore. Una signora prende le difese del mocciosetto. Che roba. Ma ecco all’orizzonte la sagoma di un torpedone… Non è il mio. Non sale nessuno ma scende un anziano, si tiene in piedi con due stampelle, un parassita. Pazienza. Saluta tutti con un cenno del capo e comincia a sfogliare un quaderno. Una signora mi chiede un po’ di spazio, per non essere scortese spingo il bambino a far compagnia allo zaino, allo scoperto. Intanto c’è una schiarita e quegli individui si spargono sul marciapiede, finalmente si respira. Vedo che si dispongono ad arco e, al centro, il vecchio comincia a leggere. Io mi attacco al telefonino smart di ultima generazione, voglio chiamare in Comune per vedere se hanno dato seguito alla mia richiesta di abbattimento albero, e poi ne approfitto per segnalare questo drammatico ritardo. La signora di prima mi dice: «Ma che fa? Non si unisce a noi? Spesso capita di sentirne delle belle!». La ignoro mentre al telefono comincio a discutere con una voce sintetizzata che dopo un po’ mi passa un’operatrice svogliata; appena quella risponde le dico che se fossi io il sindaco la farei licenziare.